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L’art. 14 del D.L. n. 145/2013 torna sul tema sempre attuale del contrasto al lavoro nero e della tutela della salute e sicurezza nei posti di lavoro, introducendo un inasprimento delle sanzioni con il doppio scopo di ulteriore deterrente per i datori di lavoro e potenziamento dell’attività di vigilanza attraverso la destinazione dei maggiori introiti al finanziamento delle missioni degli ispettori delle DTL.

 

L’aumento delle sanzioni va a colpire i datori di lavoro che occupano personale “in nero”, ma anche quelli che violano le disposizioni in materia di orario di lavoro relativamente al superamento della durata massima settimanale, al mancato rispetto del riposo giornaliero e alla mancata fruizione del riposo settimanale.

Il decreto è entrato in vigore il 24 dicembre 2013, pertanto le nuove sanzioni si applicano alle violazioni commesse a partire da questa data, mentre per le violazioni commesse precedentemente, anche se riscontrate in data successiva, valgono le vecchie sanzioni.

Andiamo ora ad analizzare nello specifico le modifiche apportate dal decreto.

Il lavoro sommerso

La legge 23 aprile 2002 e la legge 4 agosto 2006 n° 248 hanno introdotto e successivamente modificato la maxi sanzione per lavoro nero; la legge 24 dicembre 2007 n° 247 ha individuato le DTL quali soggetti competenti all’irrogazione di detta maxi sanzione; la L. 183/2010 (cd.collegato lavoro) ha apportato alcune modifiche sostanziali, che non sono state toccate:

  1. viene escluso dalla maxi sanzione di cui sopra il datore di lavoro domestico;
  2. la maxi sanzione si applica al solo lavoro subordinato non dichiarato;
  3. la sanzione viene ridotta se, trascorso un determinato periodo in nero, la persona viene spontaneamente regolarizzata;
  4. la nuova sanzione amministrativa può essere irrogata da tutti gli organi di vigilanza in materia di lavoro, fisco e previdenza. La sanzione può quindi essere comminata anche dagli ispettori dell’Inps, dell’Inail, dell’Agenzia delle Entrate etc.
  5. sparisce la sanzione minima di 3.000 euro e al suo posto vengono maggiorate le sanzioni civili connesse all’evasione dei contributi e dei premi, che vengono aumentate del 50%;
  6. a pena di nullità, la contestazione deve contenere gli elementi probatori, le norme applicate, i criteri seguiti per la determinazione delle sanzioni e della loro entità; se la motivazione fa riferimento ad atti non conosciuti o non ricevuti dal trasgressore, questo deve essere allegato.

Più precisamente, e ferma restando l’applicazione delle sanzioni già previste dalla normativa in vigore in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato ( senza che neppure successivamente risulti effettuato alcun adempimento contributivo che dimostri la volontà di non occultare il rapporto ), il collegato lavoro prevedeva l’applicazione della sanzione amministrativa da euro 1.500,00 ad euro 12.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 150,00 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. Nel caso in cui i lavoratori fossero stati successivamente regolarizzati in maniera spontanea, l’importo della sanzione veniva ridotto e variava da 1.000,00 a 8.000,00 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato  di euro 30,00 per ciascun giorno di lavoro effettivo. Inoltre era applicabile l’istituto della diffida.

L’art. 14 del D.L. n. 145/2013 aumenta del 30% gli importi delle maxisanzioni per il lavoro sommerso pertanto:

  • l’importo della maxisanzione, a partire dal 24 dicembre, passa rispettivamente da 1.500,00 a 1.950,00 e da 12.000,00 euro a 15.600,00 euro, mentre la sanzione giornaliera passa da 150,00 euro a 195,00 euro;
  • l’importo della maxisanzione per i lavoratori spontaneamente regolarizzati passa da 1.000,00 a 1.300,00 euro e da 8.000,00 a 10.400,00 euro, mentre la sanzione giornaliera passa da 30,00 euro a 39,00 euro.

Gli importi non sono più diffidabili, ma è ammesso il pagamento in misura ridotta secondo le regoli comuni (il doppio del minimo o 1/3 del massimo), pertanto applicando le sanzioni in misura ridotta secondo il calcolo più favorevole:

  • l’importo della maxisanzione, a partire dal 24 dicembre, sarà pari a 3.900,00 euro più la sanzione giornaliera di 65,00 euro;
  • l’importo della maxisanzione per i lavoratori spontaneamente regolarizzati sarà pari a 2.600,00 più la sanzione giornaliera di 13,00 euro.

Anche le somme aggiuntive dovute nelle violazioni previste dall’art. 14 c.4 del D.Lgs. 81/2008 vengono aumentate del 30% per cui per riprendere un’attività imprenditoriale che era stata oggetto di provvedimento di sospensione a causa della presenza del 20% o più di lavoratori in nero, l’importo da versare dal 24 dicembre passa da 1.500,00 euro a 1950,00 euro; in caso di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, l’importo delle somme aggiuntive, dal 24 dicembre, passa da 2.500,00 euro a 3.250,00 euro, ma solo se la sanzione non viene comminata dalla ASL. In quest’ultimo caso, l’importo rimane di 2.500,00 euro, per evidente svista del legislatore.

Sanzioni in materia di orario di lavoro

La formulazione iniziale della normativa sull’orario di lavoro, contenuta nel D.Lgs. 8 aprile 2003 n° 66, è stata oggetto di modifica col D.Lgs 19 luglio 2004 n° 213 e con la legge 6 agosto 2008 n° 133. Il collegato lavoro ha apportato modifiche al quadro sanzionatorio; gli importi delle sanzioni vengono decuplicati dopo l’intervento dell’art. 14 D.L. 145/2013 in materia di superamento dell’orario settimanale, mancato riposo giornaliero, mancato riposo settimanale; rimangono escluse dall’aumento le violazioni riguardanti il mancato godimento delle ferie.

A) superamento del limite massimo settimanale di 48 ore

Come è noto l’orario di lavoro non può in ogni caso superare le 48 ore settimanali, comprese le ore straordinarie, per ogni periodo di sette giorni calcolato come media su un periodo di riferimento di quattro mesi. La contrattazione collettiva può elevare il periodo di riferimento da 4 a 6 mesi e, in caso di ragioni obiettive inerenti l’organizzazione del lavoro, a 12 mesi.

Il limite delle 48 ore settimanali medie nel periodo di riferimento deve sempre essere rispettato, per cui nella settimana lavorativa potranno essere superate le 48 ore purché vi siano settimane con meno di 48 ore, in modo da effettuare una compensazione. Potranno essere fissati orari multiperiodali in cui l’attività venga concentrata in alcuni periodi e ridotta in altri, in modo da effettuare una gestione efficiente della forza lavoro e dei cicli produttivi.

Nel caso di superamento della durata massima dell’orario, scattano le sanzioni : fino a cinque lavoratori la sanzione varia da 100 a 750 euro; se la violazione si riferisce a più di 5 e fino a 10 lavoratori oppure se si sia verificata in almeno tre periodi di riferimento, la sanzione amministrativa varierà invece da 400 a 1.500 euro; se la sanzione si riferisce a più di 10 lavoratori o se si riferisce ad almeno cinque periodi di riferimento, la sanzione varierà da 1.000 a 5.000 euro e non sarà possibile pagarla in misura ridotta.

 

B) mancato godimento del riposo settimanale di 24 ore consecutive

La disciplina dell’orario di lavoro fissa il diritto del lavoratore di fruire ogni sette giorni di un riposo settimanale di 24 ore consecutive, di norma coincidente con la domenica. Nel caso di organizzazione del lavoro mediante turni avvicendati, così come nel caso di specifiche attività previste dalla legge, è possibile far fruire il riposo settimanale di 24 ore consecutive in giornata diversa dalla domenica.

E’ prevista la deroga al periodo di riposo settimanale se, nell’arco di 14 giorni, vengono concessi almeno due riposi.

Nel caso di mancato godimento del riposo settimanale, scattano le sanzioni : fino a 5 lavoratori : da 100 a 750 euro; da 5 a 10 lavoratori o con riferimento ad almeno tre periodi di riferimento : da 400 a 1.500 euro; oltre i 10 lavoratori o con almeno cinque periodi di riferimento : da 1.000 a 5.000 euro e non sarà possibile pagarla in misura ridotta.

 

C) mancato godimento del riposo giornaliero

Il lavoratore ha diritto quotidianamente ad almeno 11 ore consecutive di riposo giornaliero ogni 24 ore calcolate dall’ora di inizio dell’attività lavorativa; chiariamo subito che sono fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata ( es. personale addetto alle pulizie, per il quale è la contrattazione a dover disciplinare le modalità ) o da regimi di reperibilità; specifichiamo anche che la legge considera riposo qualsiasi periodo non rientri nell’orario di lavoro.

Le sanzioni vanno così sintetizzate : fino a 5 lavoratori : da 50 a 150 euro; da 5 a 10 lavoratori o almeno 3 periodi di 24 ore : da 430 a 1.000 euro; oltre 10 lavoratori e con almeno 5 periodi di 24 ore : da 900° 1.500 euro non pagabili in misura ridotta.